Negli anni ’50 il Maglificio Calzificio Torinese (MCT),
azienda leader in Italia nella produzione di calze e maglieria intima,
creò il sottomarchio Kappa della marca Aquila
in seguito ad un problema di produzione che aveva causato perdite di vendita.
A fronte di questa crisi, infatti, MCT lanciò sul mercato un prodotto rinnovato e migliorato,
con l’etichetta K – Kontrollen applicata sulle confezioni, nell’intento di stabilire
una nuova credibilità di qualità.
Le nuove calze riscossero un enorme successo di vendite e per le stagioni successive il mercato
incominciò a chiedere solo prodotti con la K.
A metà degli anni Cinquanta Kappa diventò un vero e proprio marchio
di calze e maglieria intima leader sul mercato italiano.
Nel 1969 la recessione del tessile e i cambiamenti storico-sociali
che avevano scosso il mondo intero convinsero MCT a diversificare la propria produzione.
La rivoluzione studentesca di quegli anni aveva introdotto il concetto di abbigliamento informale
e il management di allora decise di iniziare una produzione di maglieria esterna che prendesse
spunto dal marchio più affermato dell’azienda.
Nacquero così le Robe di Kappa.
La comparsa del logo, infatti, risale proprio al 1969 quando, durante gli scatti fotografici
per un catalogo di costumi da bagno Beatrix (altra marca di MCT),
i creativi realizzarono di avere tra le mani molto più di una bella immagine pubblicitaria.
Lo scatto riprendeva in controluce la sagoma di un ragazzo e di una ragazza nudi appoggiati schiena
contro schiena. Questa immagine non venne mai scelta per quel catalogo di costumi da bagno,
ma divenne il logo della Robe di Kappa.
Verso la fine degli anni settanta MCT decise di entrare anche nel settore dell’abbigliamento
tecnico-sportivo.
Per questa nuova divisione fu scelto di recuperare la marca originaria Kappa,
questa volta però abbinata all’ormai celebre logo della Robe di Kappa. |